Terapia programmata a lungo termine con infliximab nella malattia infiammatoria intestinale: uno studio osservazionale in un singolo centro

Non ci sono dati provenienti da centri italiani riguardanti il trattamento a lungo termine con infliximab (IFX) in pazienti con malattia infiammatoria intestinale (inflammatory bowel disease, IBD) e follow-up dopo sospensione per remissione stabile. Le malattie infiammatorie croniche dell’intestino comprendono la malattia di Crohn e la colite ulcerosa. La malattia di Crohn è una malattia cronica del sistema digerente che può colpirne, con distribuzione varia e segmentaria, qualsiasi sezione dalla bocca all’ano; coinvolge più frequentemente l’ileo terminale o il colon. La colite ulcerosa è una malattia infiammatoria cronica dell’intestino che interessa gli strati superficiali della mucosa intestinale.

Lo studio presentato all’ECCO 2016 da C. Felice (Unità di Gastroenterologia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma) e colleghi è di singolo centro retrospettivo osservazionale della vita reale (“real-life”) (ClinicalTrials.gov Identifier: NCT02057016). Sono stati inclusi pazienti in remissione clinica (RC) dopo 1 anno di trattamento programmato con IFX (basale).

L’ndpoint primario era la RC sostenuta in pazienti con IBD che ricevevano trattamento programmato con IFX a lungo termine (>2 anni). L’endpoint primario è stato valutato alla settimana 54 dal basale e poi ogni anno durante il follow-up. Endpoint secondari erano: l’identificazione di predittori di CR sostenuta durante il trattamento a lungo termine con IFX e i predittori di mantenimento di RC in pazienti che hanno sospeso infliximab a causa di RC di lunga durata libera da steroidi. Per le analisi statistiche è stato utilizzato Stata 13.0.

I risultati presentati riportano che, in totale, 258 pazienti IBD (144 malattia di Crohn [MC] e 114 colite ulcerosa [CU]) hanno completato almeno 1 anno di trattamento con IFX. A quell’epoca, 192/258 (74,4%) pazienti erano in RC, 108/144 MC (75%) e 84/114 CU (74%). Il follow-up mediano è stato 64,5 mesi (IQR 48,75-89,25). Il tasso di perdita di remissione complessivo è stato 6,9 per 100 anni-paziente (IC al 95% 4,5, 10); per CU è stato 6,3 per 100 anni-paziente (IC al 95% 3,5, 11) e per MC 7,6 per 100 anni-paziente (IC al 95% 4,2, 14).

Risparmio di steroidi (rapporto di rischio 0,20, IC al 95% 0,08, 0,49; p < 0,01) e CRP elevata dopo induzione (rapporto di rischio 3,67, IC al 95% 1,46, 9,24; p < 0,01) erano significativamente associati con la perdita di remissione. Inoltre, 76 pazienti (46 MC e 30 CU) hanno sospeso IFX a causa di RC sostenuta libera da steroidi. Durante un follow-up mediano di 40 mesi (IQR 21,25-7754,5) dopo la sospensione, 42 pazienti (55%) hanno avuto una ricaduta clinica. La ricaduta clinica era associata in modo significativo con proteina C reattiva (CRP) elevata (RR 1,72, IC al 95% 1,16, 2,56; p = 0,03) ed assenza di guarigione della mucosa (RR 0,54, IC al 95% 0,36, 0,80; p = 0,01) al momento della sospensione.

In conclusione, questa esperienza italiana conferma che IFX è efficace nel mantenimento a lungo termine di RC in IBD. Il risparmio di steroidi e il calo di CRP dopo l’induzione garantiscono al meglio il mantenimento a lungo termine (≥2 anni) di RC durante la terapia IFX. CRP elevata e assenza di guarigione mucosale al momento della sospensione di IFX sono associate con un rischio più elevato di successiva ricaduta clinica.

Nota: lo studio è stato supportato da un grant di ricerca incondizionato da Merck Sharp & Dohme Italia.


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