Impatto clinico ed economico di un protocollo breve di infusione di infliximab in pazienti con malattia infiammatoria intestinale: uno studio multicentrico

Infliximab (IFX) è un anticorpo monoclonale anti-TNF usato nel trattamento delle malattie infiammatori intestinali (inflammatory bowel disease, IBD), solitamente somministrato iv a una dose di 5 mg/kg come infusione di 2 ore. M. Cappello (Università di Palermo, DiBiMis) e colleghi hanno già dimostrato in precedenza che l’accorciamento del protocollo di infusione a 1 ora è ugualmente sicuro.

Nello studio presentato all’ECCO 2016, l’obiettivo del gruppo italiano è stato valutare l’effetto dell’infusione breve di IFX sull’utilizzo di risorse e sui costi ospedalieri. In Italia, le IBD circa 200.000 persone e negli ultimi 10 anni il numero di soggetti affetti da IBD è aumentato di circa 20 volte. Queste malattie presentano un esordio clinico che si pone solitamente tra i 15 e i 45 anni.

Nel lavoro di Cappello, sono stati inclusi nell’analisi tutti i pazienti IBD che hanno ricevuto una infusione di IFX di 1 ora dal marzo 2007 al settembre 2014 in 8 centri nell’Italia meridionale. Sono stati raccolti dati demografici, clinici e collegati all’infusione. I potenziali benefici legati al protocollo di infusione breve sono stati valutati sia in termini di risparmio di tempo sia di aumentata capacità dell’unità di infusione. Inoltre, sono stati valutati i risparmi di costo indiretti legati al paziente.

In totale, sono stati inclusi 125 pazienti (64 con colite ulcerosa e 61 con malattia di Crohn). La durata mediana della malattia era di 53 mesi e l’età media dei pazienti alla diagnosi era di 34 anni (SD: ± 13).

Reazioni avverse all’infusione sono state riportate in meno del 4% sia prima sia dopo l’infusione breve. Il numero totale di infusioni nei centri selezionati è stato di 2501 (30,5% infusioni brevi). Nella coorte analizzata, sono state risparmiate 1143 ore (762 nella fase di infusione, 381 nella fase di osservazione) attraverso il protocollo di infusione IFX rapida. Tale risparmio di tempo (-15% in confronto con il protocollo tradizionale nella fase di infusione) rappresenta, dal punto di vista dell’ospedale, un’opportunità di ottimizzare le capacità dell’unità di infusione allocando il tempo risparmiato in trattamenti alternativi costo-efficaci. Ciò, hanno ribadito i ricercatori, costituisce un caso di risparmio di costi che rappresenta il valore di un beneficio scontato ottenibile da un uso alternativo secondario di una risorsa. Pertanto, un’ora di infusione extra nel caso del tradizionale IFX da 2 ore rappresenta una perdita di opportunità nel fornire altri servizi costo-efficaci.

L’analisi ha mostrato che l’infusione breve ha aumentato le capacità delle unità di infusione fino al 50% in giorni in cui erano programmate le infusioni di IFX (fase di infusione). Inoltre, ha mostrato che il protocollo di infusione IFX breve conduce a risparmi di tempo anche nella fase post-infusione (osservazione), portando a un risparmio di tempo del 10% in media nei centri analizzati. Infine, il protocollo di infusione breve si è dimostrato in grado di portare a risparmi di costi indiretti di 114 euro/paziente (in media -14.290 euro sull’intera coorte).

Nello loro conclusioni, Cappello e colleghi hanno ribadito che un protocollo di infusione di IFX breve può essere considerato una fonte di risparmio di tempo e costi in confronto con il protocollo di infusione tradizionale ,dal momento che contribuisce ad aumentare la capacità delle unità di infusione fino al 50%. Dal punto di vista dei pazienti, inoltr, riduce i costi indiretti e gli effetti del trattamento sulla vita quotidiana e sulla produttività lavorativa.


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