Elevati livelli sierici (trough levels) di infliximab sono associati con un miglior controllo dell’infiammazione nella IBD

Il livello sierico (trough level) bersaglio di infliximab per controllare in modo massimale la malattia infiammatoria intestinale (inflammatory bowel disease, IBD) nel mantenimento dell’infliximab non è noto. Dal momento che i dati sono in conflitto, D. Drobne (University Medical Centre Ljubljana, Dept. of Gastroenterology and Hepatology, Ljubljana, Slovenia) e colleghi hanno avuto l’obiettivo di studiare la correlazione dei livelli sierici di infliximab con la calprotectina fecale e CRP, e identificare il livello sierico bersaglio di infliximab necessario per il massimo controllo dell’infiammazione.

Infliximab è un anticorpo monoclonale chimerico diretto contro il TNF (tumour necrosis factor), e viene utilizzato come farmaco per trattare una varietà di malattie autoimmuni, quali la psoriasi, la malattia di Crohn, la spondilite anchilosante, l’artrite psoriasica, l’artrite reumatoide e la colite ulcerosa.

Nel lavoro presentato all’ECCO 2016, su 286 pazienti con IBD trattati con infliximab di mantenimento e seguiti in modo prospettico in un ospedale universitario di riferimento terziario, i ricercatori hanno identificato 83 pazienti (42 CD, 35 CU, e 6 IBDU) che avevano livelli sierici di infliximab (ELISA) (102 campioni in 83 pazienti), calprotectina fecale (ELISA e POCT) (102 campioni in 79 pazienti) e CRP (121 campioni in 83 pazienti) misurati entro 60 giorni. Hanno quindi classificato i livelli sierici di infliximab in 3 gruppi numericamente uguali: livelli sierici bassi (mediana 0,3 microg/ml [min 0,3 e max 2,0]), livelli sierici intermedi (mediana 4,3 microg/ml [min 2,1 e max 6,0]), e livelli sierici elevati (mediana 10,2 microg/ml [min 6,4 e max 12,0]). In ogni gruppo hanno calcolato la calprotectina fecale mediana e i livelli di CRP e la proporzione di pazienti con calprotectina fecale sotto 100 mg/kg e con CRP normale (≤5 mg/l).

La calprotectina è una proteina contenuta nei granuli citoplasmatici dei granulociti neutrofili, dei quali costituisce più della metà di tutto il contenuto. Essa può essere dosata nei materiali biologici e fungere da marcatore di flogosi. Il suo dosaggio trova particolare applicazione clinica in gastroenterologia, ambito in cui la calprotectina fecale rispecchia il grado di infiammazione intestinale.

Per saggiare le differenze tra i gruppi in studio hanno utilizzato il test U di Mann-Whitney e il test chi-quadrato. Il test chi-quadrato utilizza la distribuzione della variabile casuale chi quadrato per decidere se rifiutare o non rifiutare l’ipotesi nulla.

I risultati presentati riportano che i livelli mediani di calprotectina fecale e di CRP erano inferiori nei pazienti con livelli sierici di infliximab elevati (calprotectina fecale mediana 73 mg/kg [IQR 30-319]; CRP mediana 3 mg/l [IQR 3-6]) in confronto a qualli con livelli sierici intermedi (calprotectina fecale mediana 140 mg/kg [IQR 56-461]; CRP mediana 3 mg/l [IQR 3-11]) e livelli sierici di infliximab bassi (calprotectina fecale mediana 232 mg/kg [IQR 101-747]; CRP mediana 9 mg/l [IQR 3-26]) (calprotectina fecale p = 0,046; CRP p = 0,02). Rilievi simili sono stati osservati per la proporzione di pazienti con calprotectina fecale sotto 100 mg/kg e CRP normale.

In conclusione, i dati presentati indicano che livelli sierici di infliximab >6,4 microg/ml sono associati con un miglior controllo dell’infiammazione (calprotectina fecale e CRP inferiori) in IBD in trattamento di mantenimento con infliximab in confronto con pazienti con livelli sierici di infliximab più bassi.


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