Fattori di rischio di ricaduta clinica in pazienti con colite ulcerosa in remissione clinica ed endoscopica

La colite ulcerosa (CU) è una malattia infiammatoria cronica dell’intestino che interessa gli strati superficiali della mucosa intestinale, e i pazienti con CU in remissione endoscopica hanno migliorato l’outcome di malattia con meno complicazioni. E’ stato anche suggerito che gli aspetti istologici hanno un valore prognostico nell’outcome di questi pazienti.

Sulla bse di tali premesse, all’ECCO 2016 M. Calafat (Hospital Universitari Germans Trias I Pujol, Dept. of Gastroenterology CIBEREHD, Badalona, Spagna) hanno presentato uno studio il cui obiettivo è stato valutare il ruolo dell’istologia quale fattore di rischio per ricaduta clinica in pazienti con CU in remissione clinica ed endoscopica..

Si è trattato di uno uno studio retrospettivo osservazionale che ha incluso pazienti con CU sinistra/estesa che sono stati sottoposti a colonscopia con biopsie tra il gennaio 2005 e il giugno 2014, e che erano in remissione clinica (punteggio Mayo parziale 0-1, senza sanguinamento rettale) e remissione endoscopica (sotto-punteggio Mayo endoscopico 0-1), mentre erano in trattamento stabile e privo di steroidi nei 3 mesi precedenti.

Con riferimento all’istologia, sono stati valutati la plasmocitosi basale, la presenza di neutrofili intraepiteliali (attività acuta), le alterazioni architettoniche e un aumentato infiltrato mononucleare. Altre variabili, inclusa la riaccensione di CU nei 12 mesi prima dell’inclusione, il sottopunteggio Mayo endoscopico di grado 1, l’attività biologica (proteina C reattiva aumentata) e il trattamento al momento dell’endoscopia, sono state anch’esse analizzate come potenziali fattori di rischio di ricaduta clinica.

La ricaduta clinica è stata definita come la presenza di sintomi insieme con la necessità dell’ottimizzazione del trattamento. Il punteggio Mayo completo analizza lo stadio della CU sulla base di quattro elementi: a) frequenza di defecazione, b) sanguinamento rettale, c) valutazione endoscopica e d) giudizio complessivo. Per ciascun elemento il punteggio varia da 0 (valore normale o malattia non attiva) a 3 (attività grave).

Nel loro lavoro, i ricercatori hanno incluso 157 pazienti: 38% donne; età mediana 54 anni (IQR 44-65); 65% con CU estesa; 87% con sottopunteggio Mayo endoscopico = 0; il 18% presentava una riaccensione nei 12 mesi precedenti l’inclusione. Il tempo mediano in remissione clinica prima dell’inclusione è stato 38 mesi (IQR 19-105) e il periodo mediano di follow-up è stato 39 mesi (IQR 18-64). Inoltre, il 31% ha presentato ricaduta clinica durante il follow-up con un tempo mediano per la ricaduta di 3,3 anni (IQR 1,55-5,4).

La probabilità cumulativa di ricaduta clinica a 1, 3 e 5 anni è stata 7, 22 e 29%. Con riferimento all’istologia, il 10, 17, 54 e 60% ha presentato plasmocitosi basale, attività acuta, modificazioni architettoniche e infiltrato mononucleare, rispettivamente. Nell’analisi multivariata (Cox), l’attività acuta e la riaccensione nei 12 mesi prima dell’inclusione hanno mostrato un’associazione significativa con la ricaduta clinica a 12 mesi di follow-up (RR = 7,69; IC al 95% 2,03-29,05 p = 0,003). Risultati simili sono stati ottenuti quando si considerava l’intero periodo di follow-up (RR = 1,97; IC al 95% 1,01-3,82 p = 0,046).

In conclusione, in pazienti CU in remissione clinica ed endoscopica, la presenza di neutrofili intraepiteliali nelle biopsie del colon e un periodo più breve di remissione clinica costituiscono fattori di rischio per ricaduta clinica. E’ pertanto raccomandabile, hanno sottolineato i ricercatori, un monitoraggio più stretto in tali pazienti. Ulteriori studi prospettici dovranno chiarire se l’ottimizzazione del trattamento sia giustificata in questo contesto.


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